L’AI non come scorciatoia, ma come strumento di accesso, continuità e libertà narrativa
Questo sito web è stato realizzato con il naso e l’indice sinistro.
Ma questa non è una novità: sono più di trent’anni che batto sulla tastiera del computer — o sul display di un dispositivo — con questa tecnica, forse un po’ naïf, ma efficace.
La vera novità è un’altra: per questo lavoro ho avuto un collaboratore speciale, ChatGPT.
No, questo non significa che l’AI abbia fatto tutto al posto mio. Magari esistesse una tecnologia in grado di eseguire i nostri ordini risparmiandoci ogni sforzo fisico e mentale.
Piuttosto, è stato come avere al mio fianco un grafico, un programmatore e un esperto SEO riuniti nella stessa entità, disponibile ventiquattr’ore al giorno.
Qualcuno a cui rivolgermi quando avevo bisogno di realizzare un’immagine, scrivere un pezzo di codice o chiedere un consiglio sul layout di una pagina.
Tutte cose che in passato facevo da solo, impiegando un tempo e uno sforzo dieci volte maggiori, e che oggi posso serenamente delegare.
L’intelligenza artificiale non sostituisce l’essere umano
Ed è questo il presupposto giusto da cui partire quando si parla di intelligenza artificiale.
L’algoritmo è uno strumento straordinario capace di moltiplicare le nostre potenzialità, ma non potrà mai sostituire l’essere umano al cento per cento.
Per quanto sia veloce ed efficiente nello svolgere le più svariate attività, senza una persona che sappia mettere insieme tutto con intelligenza e sensibilità, il risultato resta lettera morta.
Detto in modo ancora più chiaro:
se sai costruire un sito web, l’AI ti aiuterà a costruirne uno più bello ed efficiente in meno tempo;
se sai scrivere un articolo o una storia, l’AI ti aiuterà a renderli più asciutti, coerenti, leggibili.
Ma se alla base mancano competenze e talento, l’intelligenza artificiale potrà fare ben poco.
E quel poco, difficilmente, sarà davvero interessante.
Il mio approccio a questa tecnologia
Come è successo con il computer negli anni Ottanta, con internet negli anni Novanta e con i social network negli anni Duemila, considero l’intelligenza artificiale un moltiplicatore di possibilità.
E, soprattutto per persone come me, che hanno forti limitazioni fisiche, questa tecnologia può diventare un’estensione del corpo, una protesi che consente di realizzare un lavoro impiegando meno tempo e facendo meno fatica.
Ma le idee restano mie.
Sono io che decido quale percorso intraprendere, quale strada seguire e quale abbandonare.
Succede quando scrivo una pagina di questo sito — compreso questo primo post del blog —, quando realizzo una canzone e il relativo videoclip partendo da un mio testo (Gemo AI Project), oppure quando chiedo a ChatGPT di tradurre in immagini le strisce del fumetto che io e la mia amica Roberta abbiamo immaginato insieme (Rob & Gemo).
Certo, non è tutto farina del mio sacco.
Ma dietro ognuna di queste attività c’è sempre un lavoro di ideazione, revisione e limatura tutt’altro che marginale.
È per questo che continuo a firmare ciò che nasce da questa collaborazione con l’intelligenza artificiale: il risultato non è mai solo frutto di un prompt scritto bene. Dietro c’è molto di più.
Infine, concedetemi una divagazione personale.
Dedico questo primo post del blog — e l’intero sito web rinnovato — a Bruno, che se n’è andato prematuramente qualche settimana fa.
Era un grande appassionato di tecnologia e di design minimalista. Le ultime volte che ci siamo sentiti abbiamo parlato proprio di intelligenza artificiale.
Sono certo che questo sito gli sarebbe piaciuto molto.
Ciao Br1 💔
