La mia passione per il giornalismo

Il presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli, consegna il tesserino di giornalista a Gennaro Morra
Il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli, consegna il tesserino di giornalista a Gennaro Morra

Considero il giornalismo una missione, che ha lo scopo di raccontare la realtà che ci circonda; coglierne le contraddizioni, quelle ci fanno sorridere e quelle che ci fanno incazzare. E per riuscirci un giornalista deve saper ascoltare, interpretare certi segnali, prima ancora di saper scrivere bene.

Il giornalismo, passione di bambino

Non so dire se ho voluto fare questo mestiere da sempre, ma di certo c’è che il giornalismo irruppe nella mia vita fin da bambino. Ero alle elementari e tra le attività che ci facevano svolgere nella sessione pomeridiana c’era la stampa del giornalino della scuola. Il professor Palumbo disponeva i miei compagni di classe in fila indiana davanti a un tavolo, dove c’era sistemato un telaio che conteneva i caratteri di piombo che componevano una pagina del giornale. Poi sopra i caratteri ci si appoggiava un foglio bianco, che veniva coperto da un secondo telaio.

A turno io e i miei compagni dovevamo passere un rullo impregnato d’inchiostro nero sul telaio superiore e, quando lo si sollevava, si otteneva la stampa di una pagina del giornale. Io aspettavo il mio turno seduto accanto al tavolo, respirando l’odore dell’inchiostro, ascoltando il fruscio del rullo stendere quella sostanza nera sul telaio, il tonfo secco di quando ne urtava i bordi. E ogni volta assistevo alla magia del foglio bianco che si trasformava in una pagina di stampa.

Probabilmente il mio amore per il giornalismo ha cominciato a prendere forma in quegli anni, sviluppandosi poi col passare del tempo. Ho sempre subito il fascino di quotidiani, riviste, radio giornali e telegiornali, forse perché già ne percepivo il potere, la capacità d’influenzare il pubblico. E gli studi sociologici non hanno fatto altro che confermare quella percezione quasi inconscia.

Internet mi ha fatto diventare giornalista

Ma se non fosse arrivato internet, difficilmente sarei riuscito a fare il giornalista. Per svolgere al meglio questo mestiere bisogna andare in giro, parlare con la gente nelle strade. E io, con la mia poca autonomia negli spostamenti dovuta al grave handicap motorio che mi caratterizza, difficilmente avrei potuto essere un buon cronista.

Oggi, però, i social network sono le nuove piazze, luoghi virtuali dove le persone discutono, protestano, si lamentano. Ma sono anche vetrine dove si mettono in mostra le proprie abilità o si pubblicizzano gli eventi e le iniziative. E ovviamente si può assistere anche alle peggiori nefandezze, proprio come succede nelle strade delle nostre città.

Perciò se hai un po’ di fiuto e curiosità, battendo i vari Facebook, Twitter o Instagram si possono incrociare storie e personaggi degni di essere raccontati. Forse la professione esercitata in questo modo è meno affascinante e rischiosa, ma i tempi che viviamo sono questi e chi non sa adattarsi resta inesorabilmente indietro. Anche nell’era del virtuale, però, l’odore dell’inchiostro sulla carta dei giornali mi darà sempre un’emozione impareggiabile.

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