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Un pò di più

Gennaro in vacanza a Peschici diverse estati faSono nato a Napoli nel 1972 da genitori giovani e proletari, che avevano messo su casa in un quartiere operaio di periferia nato e sviluppatosi intorno a una fabbrica siderurgica. La mia venuta al mondo non fu proprio un evento felice: i medici non riuscivano a farmi uscire e allora tentarono con le maniere forti. Alla fine i loro sforzi furono premiati e io vidi la luce, ma una parte del mio cervello era danneggiata. Fortunatamente la lesione riguardava solo la zona dalla quale partono gli impulsi che controllano l'attività motoria, mentre le facoltà intellettive erano intatte. Niente male come inizio, no?

Ho imparato a leggere e a scrivere molto prima che riuscissi a reggermi in piedi, e questa precocità convinse i miei genitori e gli assistenti sociali che, nonostante l'handicap, sarebbe stata cosa buona e giusta farmi frequentare la scuola.

Studiare non era facile, soprattutto negli anni '70 in una città come Napoli. Non c'erano computer o altre tecnologie in grado di sostenere i miei sforzi. Per scrivere, quando nessuno poteva registrare il mio dettato, dovevo accovacciarmi sul pavimento: le ginocchia a fermare il quaderno, la schiena ricurva in avanti ed entrambe le mani aggrappate alla penna, che solcava i fogli bianchi con enormi e intensi graffi d'inchiostro. A quell'epoca scrivevo così e, nonostante il dolore alla schiena e i calli alle dita, mi piaceva fermare sulla carta i miei pensieri. Avevo dieci anni quando scrissi la mia prima storia. Impiegai due giorni per riempire cinque pagine di quadernone, roba che un altro avrebbe scritto in mezz'ora, occupando mezzo foglio; però ero felice di essere riuscito a portare a termine quella piccola impresa. Mi sentivo uno scrittore provetto.

Il primo computer mi fu regalato all'età di 13 anni. Fu la prima svolta della mia vita. Riuscivo a digitare con l'indice sinistro, mentre la mano destra cercava di sostenere la sinistra e di non farle compiere troppi scatti inconsulti. Imparai il libretto di istruzioni a memoria, arrivando anche a editare qualche programmino.

Gli insegnanti delle medie, viste le mie capacità, decisero che sarei diventato un genio dell'informatica, consigliandomi di iscrivermi all'istituto per periti informatici. Seguii quel consiglio, ma a malincuore. Ero un ragazzino che scriveva poesie e racconti e che si era avvicinato al PC per superare le sue difficoltà motorie, non ero certo adatto agli studi tecnici.

Infatti, la mia carriera scolastica alle classi superiori non fu brillante, anche perché costernata da tante difficoltà e distrazioni. Conseguito il diploma, decisi di cambiare completamente indirizzo di studi e di tornare alle materie umanistiche. Scelsi la facoltà di sociologia e non me ne sono mai pentito.

Purtroppo, anche gli studi universitari hanno subìto spesso rallentamenti e interruzioni. In particolare nel 1998, con l'estrema diffusione di internet, ci fu un altro stravolgimento della mia vita. Andai a rispolverare le mie conoscenze informatiche perché volevo imparare a costruire un sito web e pubblicare un giornale. Partì come un gioco, ma in seguito è diventato un lavoro. Oggi gestisco decine di siti web e collaboro con varie associazioni, che si avvalgono del mio aiuto per aggiornare i loro siti web e tenere corsi di informatica accessibile, ovvero come usare un PC nonostante i problemi motori.

Pur se a rilento, sono anche riuscito a portare avanti i miei studi in sociologia e ormai manca solo la tesi.

Tuttavia scrivere è sempre la mia prima passione, sicuramente la cosa che mi soddisfa di più. Ho accarezzato il sogno di farlo diventare il mio lavoro quando quattro anni fa il direttore dell'edizione napoletana di Repubblica mi pubblicò nove articoli nel giro di pochi mesi. Illudersi di poter fare il giornalista restando chiuso in casa, però, fu un grave errore. È di sicuro un ambiente difficile dove per affermarsi si richiedono anni di sacrifici e parecchia gavetta, il solo talento non basta.

Quell'esperienza è servita a rendermi consapevole di quel talento, e se non potevo spenderlo nel giornalismo, avrei potuto tentare un'altra strada. Da uno di quegli articoli pubblicati su Repubblica è nato un romanzo breve, che ho cominciato a far leggere agli amici, e qualcuno mi ha consigliato di spedirlo a qualche editore. Sono sempre stato scettico sulla possibilità di trovare un editore onesto che punti su un esordiente, ma Cicorivolta lavora proprio con i giovani scrittori, cercando di scovare in giro per l'Italia i talenti inespressi, dando loro una possibilità.

E allora eccomi qui, a vivere un'altra, probabile grande svolta della mia vita.

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