I Sula Ventrebianco sono tornati con 4 brani in napoletano |Video

I Sula Ventrebianco lanciano 4 brani in napoloetano

I Sula Ventrebianco sono un gruppo storico della musica underground napoletana con quattro dischi all’attivo e una carriera decennale alle spalle. Apprezzati dai rocchettari soprattutto per il loro stile anticonformista e una certa coerenza, che non gli hanno mai permesso di piegare la loro musica alle logiche di mercato, negli ultimi mesi sono tornati a spiazzare il pubblico con l’uscita dei nuovi singoli, che non saranno raccolti in un album insieme ad altri pezzi. Infatti, da ottobre a maggio la band ha lanciato sui social network quattro videoclip che accompagnano altrettanti brani, tutti scritti in napoletano.

Una scelta linguistica che li riporta alle origini, a quel “Cuntuorni e muri” che è stato il loro primo successo e che ancora oggi è attesissima durante i live. Poi l’italiano ha avuto il sopravvento nella loro produzione con rare eccezioni: “Gli spari delle parole”, “Ti vesto di me” e “Fix”, tutte canzoni contenute in “Cosa?”, il loro disco d’esordio. Ora la band napoletana, svincolatasi da etichette discografiche, è tornata a cantare nella “lingua madre” per raccontare la città di Parthenope e il suo stato d’animo attuale.

I Sula Ventrebianco “dipingono” la Napoli del 2019

Ma l’uso del napoletano non deve far pensare che i Sula Venrebianco abbiano intrapreso una fase più melodica e romantica. Al contrario, nei nuovi brani i quattro rocker sono ancora più incazzati e duri. A cominciare da “Napoli”, pezzo lanciato sul loro canale Youtube sette mesi fa, che è un ritratto spietato della moderna metropoli vesuviana.

Una canzone che racconta di una città spesso criticata, nei momenti bui e in quelli di gloria, forse perché la si vorrebbe ferma, cristallizzata nei suoi cliché. E lei lascia fare, quasi si nasconde dietro questi stereotipi, mentre combatte l’ennesima battaglia per non soccombere. Un brano che sembra una supplica in chiave rock, dove chitarre e batteria sono protagoniste: l’inizio è molto soft, poi nel finale il ritmo incalza e trascina in un vortice di rabbia e ribellione.

Molto bello il videoclip che l’accompagna diretto da Corrado Pezzella, che ha girato tra i vicoli di Napoli e ha voluto un finale suggestivo, quando Sasio Carannante (voce e chitarra), Giuseppe Cataldo (seconda voce e chitarra), Aldo Canditone (batteria) e Marco Torrese (basso) escono dal mare e vanno a spiaggiarsi.

“Mani nostre”, la disperata solitudine dell’uomo moderno

Risale allo scorso dicembre, invece, la pubblicazione di “Mani nostre”, un brano in cui i Sula si sono divertiti a sperimentare. Innanzitutto, dal punto di vista musicale con un approccio più elettronico, ma senza perdere di vista la via maestra del rock. E poi sul piano visivo con un videoclip, ideato e prodotto dagli stessi musicisti, incentrato sul corpo nudo del performer Riccardo Matlakas, che incarna il messaggio del brano: la miseria dell’uomo moderno, che per rincorrere il successo sociale si ritrova sempre più solo.

“Speed”, fuggire dal successo per restare liberi

Il terzo singolo prodotto dai Sula in questa nuova fase è “Speed”, con cui il gruppo continua a sperimentare nuovi suoni e altri linguaggi musicali e visivi. Un brano che sembra un inno alla liberà dell’artista, che non può cedere ai compromessi pur d’inseguire un successo effimero. Al tempo stesso, chi produce gli artisti dovrebbe prendersene cura e proteggerli.

Anche in questo caso il videoclip che accompagna la canzone è ideato e prodotto dalla stessa band con Marco Torrese che dirige Luigi Celeste e Simone Monaco: due boxer in giacca e cravatta che fingono di combattere su un lido balneare abbandonato.

“Petra”, l’impotenza dell’uomo di fronte alla sua sconfitta

Il quarto singolo, lanciato dai Sula Ventrebianco qualche giorno fa, a mio parere è un capolavoro. “Petra” è un brano che racconta lo sgomento dell’uomo, l’impotenza di fronte alla sua sconfitta, rappresentata dal degrado morale e geofisico in cui versa la Terra. Un uomo che ha fatto passi da gigante nel campo scientifico e tecnologico, ma che si comporta come un bambino mai cresciuto. Un essere umano che probabilmente si è sopravvalutato nella sua capacità di rimettere a posto le cose e ora forse è troppo tardi per rimediare.

Dunque un brano apocalittico coadiuvato, invece, da un videoclip pieno di luce, dove la natura mostra tutta la sua bellezza. E anche in quest’occasione la band lo ha ideato, prodotto e diretto, affidandone ancora la regia a Marco Torrese.

I Sula Ventrebianco ci sono nonostante tutto

Insomma, quattro brani con cui i Sula Ventrebianco gridano al mondo musicale “Noi ci siamo, nonostante tutto”. E al tempo stesso rivendicano la loro libertà, rifiutando ogni intermediario tra loro, la musica che producono e il pubblico, mostrandosi all’apice della loro maturità e creatività artistica. Stiamo a vedere cosa ci riserveranno nei prossimi mesi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *