TheRivati lanciano «Trent’anni», crisi di una generazione

I TheRivati lanciano Trent’anni

I TheRivati lanciano “Trent’anni”, nuovo videoclip della serie “Non c’è un cazzo da ridere”: progetto audio/video che porterà all’uscita dell’album omonimo prevista a marzo. E dopo aver raccontato il vizio della cocaina nel singolo pubblicato a fine dicembre, stavolta è la dipendenza dell’alcol il tema sviscerato dalla band napoletana.

Dunque, anche in questo quinto episodio Paolo Maccaro & Co. affrontano una problematica delicata, restando comunque fedeli al loro stile: leggero, crudo e ironico. Mentre il videoclip si discosta un po’ da quelli che l’hanno preceduto.

TheRivati e la crisi dei 30enni

“Trent’anni” prende spunto dalle autobiografie dei membri del gruppo, che appartengono tutti a quella fascia d’età. E di quella generazione ne racconta i vizi e la vita dissoluta. Il protagonista della canzone è Raffaele, un ragazzo sulla trentina che beve molto ed è convinto di essere sempre la stessa persona di dieci anni prima: continua a trascorrere le serate a ubriacarsi, incurante del tempo che passa.

“Gli altri” – gli amici e la gente che lo conosce – lo criticano, vorrebbero che mettesse la testa a posto. Ma lui si dichiara orgoglioso di essere il “re di quel tempo” e non ha nessuna intenzione di cambiare direzione alla propria esistenza.

Un videoclip diverso dai soliti

Di solito i videoclip dei TheRivati sono realizzati in stile cartoon, anche utilizzando particolari tecniche di animazione. E pure stavolta la clip si apre con il disegno animato del frontman della band sdraiato su un letto. Poi, però, Paolo Maccaro diventa di carne e ossa e rivive al contrario una tipica serata di un musicista underground napoletano, spesa tra canne e whiskey, cercando di mettere insieme accordi e parole.

Ma il video è anche una critica, nemmeno troppo velata, alle moderne modalità di fruizione della musica. Infatti, a un certo punto il riquadro viene ridotto, come farebbe un utente di Youtube, e sotto la clip appaiono i commenti degli altri utenti e alcuni versi della canzone scorrono tra questi. Molto carina anche la trovata di interrompere immagini e musica a metà del video, quando irrompe un breve spot di una supposta che combatte la stitichezza: simulazione di ciò che spesso succede ascoltando i brani su Spotify. Più avanti, invece, solo il video viene bloccato dalla schermata che avvisa della mancanza del segnale internet; mentre la canzone continua e alcune frasi del testo si confondono tra gli altri messaggi della schermata.

Credo sia evidente in queste divertenti trovate l’intolleranza del gruppo partenopeo verso le moderne tecnologie che consentono la fruizione della musica in una modalità del tutto diversa rispetto al passato Del resto i TheRivati da dieci anni propongono canzoni funky in lingua napoletana, dove chitarre e fiati sono gli assoluti protagonisti.

Una musica che affonda le radici in un tempo in cui l’elettronica era sperimentazione, i rapper emettevano i loro primi vagiti e il walkman era l’ultima diavoleria. Una geniale invenzione antenata delle moderne tecnologie che oggi permettono di ascoltare musica ovunque e in qualunque condizione. O quasi.

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