Simona Boo e la sua «Sufia»: storia di una rinascita

Simona Boo nel videoclip Sufia

Non è una novità questa “Sufia” di Simona Boo, videoclip pubblicato poco più di tre mesi fa. Ma racconta una storia forte e autobiografica, perciò merita l’attenzione che gli ha dedicato anche il Tg3 Campania, che venerdì scorso ha ospitato Simona e The Cultural Boo Team nella rubrica “Music & the city”.

E poi questo blog non è nato per recensire nuove uscite, qualche volta farò anche quello, ma per raccontare il mondo dell’underground napoletano di cui da anni Simona Boo è assoluta protagonista.

Simona Boo ha ritrovato la sua “Sufia”

“Sufia” è una canzone ispirata alla storia di Simona, che ha scelto di darsi il cognome d’arte Boo (“non lo so”) proprio per sottolineare il fatto di non conoscere le proprie origini. Infatti, la cantautrice all’anagrafe è registrata come Coppola, il cognome della famiglia napoletana che l’ha adottata quando aveva tre anni. E lei, capelli crespi e pelle scura, ha sempre saputo che la madre biologica non aveva voluto riconoscerla dopo il parto. Una verità che non le ha impedito di crescere felice e spensierata, ma la voglia di conoscere quella donna e la sua storia l’ha accompagnata per tutta la vita.

Simona immaginava che colei che l’aveva messa al mondo fosse nera, africana o sudamericana; che fosse scappata, già incinta, dal suo paese e giunta in Italia chissà come; se la figurava simile a lei, il suo stesso volto, e ne percepiva il dolore per aver dovuto separarsi dalla sua bambina.

Una volta cresciuta, l’ha cercata, scoprendo che invece si trattava di una ragazza pugliese che l’aveva concepita con un uomo nigeriano. L’incontro è avvenuto l’estate scorsa, un cerchio che si è chiuso dopo 33 anni. E in quell’occasione Simona ha potuto farle ascoltare la canzone che le aveva dedicato, la sua “Sufia” ancora inedita. Un evento che naturalmente ha significato molto per quest’artista afro-napoletana e che lei stessa ha definito una rinascita.

Veterana dell’underground

A soli 33 anni, Simona Boo può considerarsi una veterana della scena underground napoletana e non solo. Laureatasi in Scienze dello spettacolo nel 2011, decide di dedicarsi completamente alla musica. Frequenta il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, dove si diploma in canto jazz. Poi fonda con alcuni amici il gruppo Cultural Boo Team con cui si esibisce ancora oggi in un repertorio di cover di generi misti. E nel 2012 viene ingaggiata dal percussionista Ciccio Merolla per il suo tour.

Ma la vera svolta per la carriera artistica di Simona arriva nel 2015, quando entra a far parte come vocalist dello storico gruppo dei 99Posse in occasione del tour “Curre curre guagliò 2.0”. Due anni dopo è protagonista, insieme alla band guidata da Luca Zulù Persico e altri 30 artisti meridionali, del progetto “Terroni uniti”. Sempre nel 2017 viene selezionata dall’Orchestra Internazionale di Piazza Vittorio, con cui è attualmente impegnata in un tour che porta in diversi teatri italiani una versione “alternativa” del “Don Giovanni” di Mozart.

Infine, lo scorso ottobre viene pubblicato il videoclip di “Sufia”, primo inedito di Simona e The Cultural Boo Team. Una canzone che ha un suono celtico, mentre la voce a tratti è arabeggiante: all’inizio si sente il basso, morbido e sinuoso, poi ci sono congas e surdo che richiamano l’Africa; e sul finire del brano chitarre e batteria hanno il sopravvento in un crescendo quasi rock (fonte Il Mattino).

Insomma, il pezzo non è banale, sia dal punto di vista musicale che letterario, e le immagini del videoclip sono suggestive. Simona ne ha scritto anche la sceneggiatura, confermando una ecletticità fuori dal comune. Con queste premesse, c’è da aspettarsi molto dai prossimi inediti. E magari presto arriverà anche il primo disco. Lo aspettiamo!

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