L’incipit di una storia è fondamentale

L’incipit di una storia è fondamentale e può decretarne il successo oppure il flop

L’incipit di una storia, ovvero le prime due o tre pagine, è fondamentale. Soprattutto in quest’epoca, dove tutto scorre veloce, dove impera l’“usa e getta” e dove le persone sono bombardate da mille input, agganciare subito il lettore è molto importante. Ma è anche molto difficile.

Catturare l’attenzione di chi legge il nostro testo, tenerlo inchiodato su quelle pagine fino all’ultima è una delle prerogative dello scrittore con la stoffa: ci vuole talento, certo, ma ricorrere a qualche trucco del mestiere può aiutare parecchio.

L’incipit di una storia può decretarne il successo

L’incipit di una storia può decretarne il successo oppure il flop. Infatti, si dice che nelle case editrici chi legge i manoscritti inviati dagli aspiranti scrittori dopo le prime due o tre pagine ha già deciso se quel testo che ha tra le mani è degno di pubblicazione o è da cestinare. Anche una persona che va in libreria per acquistare un volume, magari ne sfoglia qualcuno prima di decidere se acquistarlo o meno. Legge le prime pagine e se l’incipit lo entusiasma, passa alla cassa per pagare e se lo porta a casa per finirlo.

Perciò, che si voglia scrivere un romanzo o un semplice racconto, l’incipit della storia deve essere ben curato, come ho accennato in un post precedente. In quei pochi minuti bisogna guadagnarsi la fiducia del lettore, convincerlo ad attaccarsi al nostro braccio e lasciarsi condurre in un viaggio, che non sa ancora dove lo porterà.

L’incipit di una storia deve incuriosire

Per questo l’incipit di una storia deve innanzitutto incuriosire: in quelle prime pagine il lettore deve porsi delle domande a cui troverà delle risposte solo se andrà avanti nel racconto. Quindi non bisogna svelare troppo della storia che abbiamo iniziato a raccontare, ma scoprire solo alcuni particolari, seminare degli indizi.

Per esempio, il mio racconto breve “Alex e Sarah” (testo selezionato per far parte dell’antologia “Racconti campani”) si apre con l’immagine di una persona che sta guidando un motorino:

Le vibrazioni provocate dal motorino sotto il culo si mischiavano ai crampi che le mordevano lo stomaco ogni volta che immaginava il momento in cui l’avrebbe riabbracciata.

Da Capodimonte a Capodichino, da una collina all’altra della città, c’erano poco più di otto chilometri da percorrere. Col gas a manetta, non ci avrebbe impiegato più di venti minuti per raggiungere l’aeroporto, eppure Alex aveva la sensazione che stesse guidando da ore.

Questi sono solo i primi due paragrafi, ma già il lettore si porrà diverse domande: chi è Alex? Dove sta andando e perché ha tanta fretta? Perché ha dentro tutta quell’agitazione? I crampi allo stomaco sono di paura o felicità? E, soprattutto, chi sta per incontrare? Insomma, queste poche righe dovrebbero bastare a suscitare curiosità anche nel lettore più pigro, tanto da fargli venir voglia di salire sul motorino con Alex per scoprire dove sta andando.

L’incipit come la scena iniziale di un film

L’esempio che ho riportato sopra spiega molto bene cosa intendo io per incipit di una storia. A mio avviso, il modo migliore per catturare il lettore già dalle prime righe è catapultarlo subito nella storia, costruendo un’immagine cinematografica. In pratica, chi legge deve riuscire a costruirsi nella testa la scena di un film.

Infatti, il miglior complimento che mi son sentito rivolgere (e per fortuna è successo spesso) è: «Tu mi fai vedere ciò che leggo». E credo sia proprio questa caratteristica che distingue uno scrittore da uno che racconta una storia.

Di come fare a indurre il lettore a proiettarsi nella mente il film che abbiamo realizzato con le parole ne parlerò prossimamente. Intanto, vi lascio con i venti incipit più famosi del mondo secondo il sito Tpi.it.


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