Bomba alla pizzeria Sorbillo: Napoli, è ora d’incazzarsi

Manifestazione dopo la bomba alla pizzeria Sorbillo

La bomba alla pizzeria Sorbillo esplosa l’altra notte non può essere archiviata come l’ennesimo attentato ai danni di un commerciante napoletano che ha detto no al racket. È molto di più. Perché Gino Sorbillo, piaccia o meno il personaggio, negli ultimi anni è diventato un simbolo e la sua pizzeria a via Tribunali una tappa che i turisti in visita a Napoli non possono saltare. Un ragazzo che ha lavorato sodo e in maniera onesta per espandere il suo business, aprendo altri locali: prima in altre zone della città, poi a Milano; e per finire ha attraversato l’oceano ed è arrivato anche a New York.

Così #Sorbillo non è diventato solo sinonimo di #pizza, ma ormai rappresenta la Napoli che produce e vuole crescere; che rivaluta la sua tradizione per creare lavoro e ricchezza; che, soprattutto, rifiuta l’illegalità e non scende a patti con la parte malsana della città.

La bomba alla pizzeria Sorbillo è uno schiaffo a tutta Napoli

Per questo la bomba alla pizzeria Sorbillo è uno schiaffo inferto a Napoli. Una ferita che fa male a tutta la città e che non può essere curata con la solita dimenticanza. Napoli e i napoletani stavolta non possono girarsi dall’altra parte e minimizzare l’episodio, non considerarlo un affronto. La città questa volta deve incazzarsi e reagire, forse è davvero l’ultima occasione per ribellarsi a chi vuole che resti dannata. Forse siamo giunti all’ennesimo bivio: accettare di soccombere sotto i colpi dei camorristi o liberarsi dei loro soprusi.

Non bastano le reazioni della prima ora

Intanto già si registrano dei primi segnali di risposta: ieri mattina in via Tribunali molti cittadini sono accorsi non solo per capire cos’era successo. E nel pomeriggio un gruppo di persone, guidato dal consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, e dal consigliere del Sole che Ride alla II Municipalità, Salvatore Iodice, si è radunato spontaneamente all’esterno della pizzeria danneggiata dalla bomba, esibendo cartelli che mostravano frasi di solidarietà nei confronti di Gino Sorbillo. Si è trattato solo di un anticipo di una manifestazione più grande che si terrà nello stesso posto oggi, giovedì 17 gennaio alle 16, e a cui parteciperanno molti dei pizzaioli più noti della città.

Sono reazioni della prima ora, anche apprezzabili, ma non bastano. Questa volta l’indignazione e la protesta non devono durare solo pochi giorni. I riflettori su questa vicenda devono restare ben accesi per molto tempo, agli autori di questo vile attentato deve arrivare il messaggio che stavolta hanno pisciato fuori dal vaso. Devono capire che non siamo disposti più a subire in silenzio.

Perciò nei prossimi giorni, nelle prossime settimane, nei prossimi mesi la città dovrà stringersi intorno a Gino Sorbillo e alla sua pizzeria: interessarsi a loro, chiedere dell’andamento dei lavori per la ricostruzione; parlare di quanto è accaduto sui social, nei bar e nelle piazze, in tv, alla radio e sui giornali. E si dovrà condannare questo episodio con fermezza, urlando che i napoletani, quelli veri e veraci, si sono rotti il cazzo di farsi succhiare il sangue e dai camorristi.

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