Un aspirante scrittore deve porsi delle domande

Federico Fellini ritratto mentre riflette on la penna in bocca, aspirante scrittore

Le domande che un aspirante scrittore dovrebbe porsi, prima ancora di chiedersi che cosa scrivere, riguardano il soggetto e la finalità: per chi si scrive e a quale scopo? Se la risposta è che si scrive per se stessi e per tenere il proprio lavoro chiuso in un cassetto, probabilmente state mentendo: il 99 per cento degli scrittori vuole essere letto e condividere con il pubblico le proprie emozioni, le paure, le illusioni e le delusioni. Se invece siete sinceri, significa che non siete disposti a mettervi a nudo davanti agli altri e sopportarne il giudizio. In questo caso siete solo persone a cui piace scrivere, magari dei grafomani, ma non siete un aspirante scrittore o scrittrice.

Il coraggio dell’aspirante scrittore

Non c’è nulla di male ad ammettere che l’intenzione è di far leggere i propri testi agli altri. Anzi, si tratta di un atto di coraggio per un aspirante scrittore. Infatti, quando vi ritroverete dinanzi al foglio bianco, che sia di carta o elettronico, dovrete compiere uno sforzo enorme per scavarvi dentro e tirare fuori situazioni e sensazioni che fanno parte della vostra vita più intima. E non v’illudete di poter estromettere voi stessi dalla storia che vi accingente a raccontare: anche nella trama più fantasiosa c’è sempre proiettata l’essenza del suo autore.

Ovviamente, se proprio non volete spogliarvi completamente e rivelare la vostra essenza, potete camuffarmi nei personaggi che descrivete e trasferirgli un po’ della vostra identità, che è anche un’operazione divertente da mettere in atto. Ma anche nel soggetto più lontano da voi, almeno in apparenza, è garantito che nel dargli forma con le vostre parole attingerete dalla realtà che vivete o avete vissuto.

Da dove parte un aspirante scrittore

Stabilito che siete disposti a compiere quest’atto di coraggio, ora potete passare alla fase successiva: cosa scrivere?

Il consiglio è d’iniziare con cose piccole e semplici. Andate per strada e osservate la gente intorno a voi, scegliete una scena che vi ha colpito per qualche motivo e descrivetela. Imponetevi un limite in cui far rientrare il vostro testo, uno o due pagine (la pagina standard è chiamata anche cartella e in genere è formata da 30 righe, ognuna contenente 60 caratteri, spazi inclusi), e cercate di trasformare quella che sarebbe una banale descrizione in un pezzo di narrativa. Sembra difficile, ma in realtà basta solo drizzare le antenne e concentrarsi un po’ di più: dovete “colorare” quella scena con dettagli e sfumature che consentiranno al lettore di “vedere” attraverso le parole scritte ciò che gli state raccontando. Usate termini semplici ma fate attenzione a variare i vocaboli, ricorrendo anche al dizionario dei sinonimi (un aspetto su cui torneremo nei prossimi post). Magari qualcosa la potete anche inventare, ma senza esagerare. Se chi legge sarà stato colpito a tal punto da chiedervi di continuare la storia, allora avrete fatto un buon lavoro. In caso contrario non arrendetevi: a meno che non siate dei geni, i primi tentativi sono quasi sempre dei fiaschi.

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