Un inatteso scorcio d’estate

L’immensità del mare mi riempie gli occhi e mi svuota la testa dai pensieri. Tutto il resto rimane, compresa la merda che mi sta fottendo il cervello. Per quella mi hanno detto che non c’è cura. Da una decina di giorni vengo a rifugiarmi qui, su questa spiaggia lontano dalla città e da un mondo già rassegnato a dirmi addio. Ogni mattina mi preparo, mangio
qualcosa giusto per placare i crampi allo stomaco ed esco da casa di buon’ora. Vado via dopo aver salutato mia madre, che ogni volta mi bacia e mi abbraccia come se stessi per iniziare un viaggio per una meta lontanissima. Porto con me solo uno zainetto in cui infilo  il libro che sto leggendo, le compresse e un paio di pacchetti di patatine. Lo smartphone lo lascio sulla scrivania: voglio stare scollegato dal mondo, cadere nell’oblio della grande Rete. Vengo a godermi questo scorcio d’estate inatteso, questo sole che scalda novembre e allontana la nostalgia dell’autunno: una stagione che ho sempre amato poco, anche se ci sono nato quasi trentacinque anni fa. Mi siedo sulla sabbia umida a un metro dalla riva e m’immergo ne L’idiota di Dostoevsky, aspettando che il principe Myskin pronunci la fatidica frase: “La bellezza salverà il mondo”.Con me non c’è riuscita, la mia bellezza non mi salverà. I miei occhi azzurri, i ricci folti e neri, il naso dritto, i denti bianchi, il fisico alto e possente non serviranno a salvarmi. Anzi, mi hanno detto che presto i capelli cadranno e che il corpo si gonfierà. E allora aspetto che il principe dica la sua bella frase del cazzo per riderci su. O forse piangerò. Oggi c’è un po’ di vento e di tanto in tanto una folata viene a scompigliarmi le pagine. Al terzo colpo d’aria decido di chiudere il libro e mi accendo una sigaretta. Mi guardo intorno, sputando fuori la prima boccata di fumo: non c’è quasi nessuno. Alla mia destra, in lontananza, un gruppo di ragazzi gioca a pallone. Dall’altra parte, tu stai già passeggiando sul bagnasciuga e contempli l’orizzonte azzurro. Riprendo L’idiota e mi rimetto a leggere, ma dopo pochi minuti i tuoi piedi nudi spuntano nello spazio tra il libro e le mie gambe incrociate. E mi fai la solita richiesta: “Scusa, mi fai accendere?”. Alzo la testa e la visione della tua figura esile in controluce mi dà una stretta alle viscere, che mi fa sentire vivo e mi uccide un secondo dopo. Il sole eviden zia i riflessi rossi tra i ricci lunghi e castani di cui vai tanto fiera. Gli occhi grandi e neri li hai nascosti dietro gli occhiali da sole, ma io li conosco bene. Li ho incontrati per la prima volta un paio di giorni fa proprio su questa spiaggia. Io andavo via, tu arrivavi. E anche allora mi hai chiesto di accenderti una sigaretta. Poi l’occhio ti è caduto sul libro che tenevo ancora in mano e hai voluto sapere cosa ne pensassi. Siamo stati a parlare un’ora di letteratura russa, film sconosciuti e musica rock. E alla fine mi hai invitato a casa tua per un caffè. Abbiamo percorso alcune centinaia di metri a piedi per giungere a una vecchia casa di pescatori. Lì, nella piccola cucina, mentre armeggiavi con la macchinetta del caffè, mi hai chiesto cosa facessi nella vita. “Aspetto… aspetto di morire!”, ti ho gelata. Senza troppe parole ti ho spiegato il senso di quella frase. Tu mi hai bucato la corazza col tuo sguardo languido ed emozionato e sei venuta ad abbracciarmi: sentivo che percepivi lo smarrimento, il disagio di apparire tanto vulnerabile agli occhi di una sconosciuta. Baciarti è stata la naturale conseguenza di quella stretta così carnale e passionale. Mentre ci spogliavamo, t’ho ammirata come se non avessi mai visto una donna denudarsi per me. Poi mi hai preso per mano e mi hai portato sul piccolo divano che riempie gran parte della parete di fronte alla porta d’ingresso. Abbiamo fatto l’amore lì, in quello spazio stretto e scomodo che sembrava costruito su misura per te, mentre io, impacciato, col mio corpo enorme non riuscivo a venirne a capo. Poi è successo: tu, seduta sulle mie cosce, hai spinto il tuo ventre sul mio pene e tutto ha trovato un equilibrio, tutto aveva un senso. In quel momento ti ho sentita come la mia nuova casa, piccola e accogliente come quella che stavamo abitando. Abbiamo amato come non ci capitava da tempo, felici per quella nostra prima volta, consapevoli che sarebbe potuta essere anche l’ultima. E per un paio d’ore sulla mia vita non c’è stata più un’imprecisata data di scadenza. Già solo per questo ti ho voluto un bene infinito. Quando abbiamo abbandonato il divano, stravolti e stupiti di noi stessi, non abbiamo detto quasi nulla, niente che riguardasse le nostre esistenze, le nostre solitudini. Prima di andar via non ti ho lasciato nemmeno un numero di telefono, né un contatto per cercarmi su qualche social network. “Domani sarò di nuovo in spiaggia. Se mi vuoi, vieni a cercarmi”. E tu da due giorni fai la tua apparizione più o meno alla stessa ora, chiedendomi di dare fuoco a una Marlboro Light. Poi tiri fuori dalla borsa la tua copia de L’idiota, ti siedi accanto a me e inizia il nostro gioco delle parti. “Ma guarda: stiamo leggendo lo stesso libro”, osservi con studiata sorpresa, sistemandoti gli occhiali da sole sulla testa e inforcando quelli da vista. “Tu a che punto sei arrivato?”. Scuoto la testa e sorrido, mentre ti mostro il libro aperto.
“Sei ancora lì? Ti ho quasi doppiato”. Ridiamo, perché ti sei tradita nella finzione di non conoscerci. Poi, io torno con la testa sulle pagine, aspettando che arrivi la consueta proposta. E, puntuale, dopo aver spento il mozzicone e averlo chiuso in un fazzoletto di carta che infili nella tasca del cappotto viola, m’inviti a seguirti alla vecchia casa di pescatori. “Ti va di venire a prendere un caffè da me? Abito qui vicino”. Ci alziamo dalla sabbia, mettiamo a posto i libri e c’incamminiamo lungo la riva. Procediamo lenti, mano nella mano, godendoci questo inatteso scorcio d’estate. Le mani strette come se fosse la nostra prima volta. Consapevoli che potrebbe essere anche l’ultima.

http://www.gennaromorra.com/wp-content/uploads/2016/08/b_Londra__b_-si-blocca-la….pdf

COMMENTO AD EFFETTO SUL ROMANZO DI GENNARO Lorem Ipsum è un testo segnaposto utilizzato nel settore della tipografia e della stampa. Lorem Ipsum è considerato il testo segnaposto standard sin dal sedicesimo secolo, quando un anonimo tipografo prese una cassetta di caratteri e li assemblò per preparare un testo campione. È sopravvissuto non solo aCOMMENTO […]

Brunella Feo – Music in Town accounter

COMMENTO AD EFFETTO SUL ROMANZO DI GENNARO Lorem Ipsum è un testo segnaposto utilizzato nel settore della tipografia e della stampa. Lorem Ipsum è considerato il testo segnaposto standard sin dal sedicesimo secolo, quando un anonimo tipografo prese una cassetta di caratteri e li assemblò per preparare un testo campione. È sopravvissuto non solo a […]

Mauro Cannavaro – Designer

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *